Musicofilia

Stasera vorrei parlare di un libro che sto leggendo e che mi ha aperto una nuova dimensione: fino ad ora non conoscevo alcuni aspetti, se vogliamo definirli così, “patologici” legati alla musica.

Fino ad ora la mia concezione della musica era rivolta agli aspetti positivi dell’ascolto della stessa: non sapevo assolutamente che la musica potesse causare degli attacchi epilettici solo per il fatto di ascoltarla, che ci fossero persone che, a causa di un evento eccezionale (come l’essere colpiti da un fulmine), sviluppassero un amore incondizionato e una capacità praticamente illimitata di comprenderla e di suonarla, chiamata musicofilia, che altre persone, in seguito ad operazioni o malattie che avevano coinvolto il cervello, cominciassero a sentire prepotentemente nella propria testa dei motivi capaci di mandarle in confusione e perseguitandole.

Il libro mi sta spiegando tutti gli aspetti neurologici e psicologici dell’ascolto della musica, indicandomi anche le terapie di trattamento utilizzate, perché l’autore è un neurologo che spiega dettagliatamente i casi che si è trovato di volta in volta ad affrontare.

La reazione alle cure è stata diversa tra paziente e paziente, nel senso che a volte la cura stessa si è rivelata solo una panacea per la sindrome da trattare, a volte sembrava aver risolto completamente il problema, altre volte non ha ottenuto gli effetti sperati.

La cosa che mi ha lasciato estasiato è stata proprio il fatto che ci potessero essere delle patologie legate alla musica, della quale ho sempre considerato gli elementi benefici e positivi.

La reazione alle cure proposte è sempre stata legata anche alle capacità di reagire dimostrata dal paziente, che a volte si è dovuto adattare alla propria condizione, considerandola come una compagna inseparabile della propria vita, che in altri casi ha aiutato la regressione della propria patologia, architettando delle strategie alternative in grado di affievolire o comunque rendere meno fastidiosa la propria patologia: una di queste strategie è per esempio quella di sovrapporre alla musica che si sente in testa altra musica proveniente dall’esterno, in modo da contrapporre ai propri disturbi qualcosa che contribuisca a indirizzare la propria attenzione verso qualcosa di diverso, creando a livello neuronale un contrasto efficace.

Altre cose che ho imparato sono che esistono individui con capacità superiori alla media, chiamati savants, che dimostrano delle doti eccezionali ed eccellenti, doti che a volte gli possono creare dei problemi di relazione con le altre persone e di inserimento nella vita di tutti i giorni, vista la loro invidiabile capacità di memorizzare ed eseguire con facilità un grandissimo numero di composizioni musicali, anche dopo averle ascoltate una sola volta.

Ammetto che il libro, pur essendo scorrevole e ben scritto, risulta ostico dal punto di vista della comprensione: per questo motivo, ho spiegato fino ad ora solo in termini generici i suoi contenuti.

Ammetto che fino ad ora ignoravo l’esistenza di molti dei termini utilizzati per descrivere le varie patologie, come ad esempio musicofilia, amusia e disarmonia: l’amusia, per esempio, è l’incapacità di comprendere, eseguire ed apprezzare la musica, patologia che può essere presente dalla nascita oppure causata da eventi esterni che vanno a compromettere la stabilità neurologica del soggetto.

Nel libro si parla anche dell’orecchio assoluto, della capacità cioè di riconoscere l’altezza esatta di un suono senza strumenti ausiliari, che personalmente non considero una patologia, ma una qualità intrinseca dell’individuo, che lo distingue dalle altre persone e che lo rende musicalmente al di sopra delle persone normali.

Devo ammettere che mi ha molto stuzzicato l’ultima parte del libro che ho letto (e che non ho ancora terminato), il fatto cioè che esistano delle persone che riescano a ricollegare alle diverse note e ai diversi accordi dei numeri, dei colori e dei profumi: secondo me questo fatto è molto curioso e dimostra le enormi capacità che ha il nostro cervello, che aumentano esponenzialmente se si vengono a creare dei cortocircuiti a livello neuronale.

Più vado avanti a leggere il libro, maggiore è la quantità di cose curiose e interessanti che scopro: l’opera è dunque una costante sorpresa per me.

Credo che proveró a scrivere un altro articolo su questo libro, perchè non smette di stupirmi.

Restate quindi su queste frequenze, grazie.

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