Il progressive rock, una bella scoperta!

Recentemente mi sono letto qualche libro sul fenomeno del Progressive Rock, sopratutto per capirci qualcosa di più, dato che riconoscevo di essere poco ferrato sull’argomento.

Certo, sapevo dell’esisteva di gruppi storici quali King Crimson, Yes, Genesis, Rush e gli stessi Pink Floyd ma ero poco a conoscenza di tutto ciò che ruotava intorno a questo genere.

Devo dire che mi si è aperto tutto un mondo, intrigante ed pieno di sorprese.

La prima sorpresa altamente interessante è stata la scoperta di tutto quel mondo sotterraneo di scambio legato ai dischi, a volte considerati come vere e proprie reliquie dai collezionisti più ferventi e capaci di raggiungere prezzi elevatissimi in un mercato spontaneo ed estremamente appassionato.

Questo fenomeno con il tempo ha creato una sorta di paradosso.

La missione principale che si ponevano gli esponenti di questo genere musicale era quella di restituire un po’ di credibilità e nobiltà al rock, traendo spunto da altri generi, quali la musica classica e quella jazz e creando delle vere e proprie suite composte da più movimenti, suonate con un’elevata padronanza degli strumenti e con una tecnica di esecuzione molto complessa.

Il collezionismo più estremo andava invece nella direzione diametralmente opposta: il valore di un disco non si misurava dalla qualità intrinseca delle composizioni, ma dall’originalità delle copertina e dal fatto che il gruppo fosse particolarmente di nicchia.

Un aspetto caratterizzante del fenomeno del rock progressivo sono infatti state le copertine degli album, vere e proprie opere d’arte multicolori, molto spesso in tre dimensioni, apribili in più parti e completamente sfogliabili.

Questo aspetto ci riporta un po’ alle origini di questo genere, in particolare al rock psichedelico degli anni ’60, che faceva della molteplicità delle sensazioni e dei colori la sua principale matrice.

Un’altra gradita sorpresa è stato il venire a conoscenza di un revival del rock progressivo, avvenuto tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, periodo in cui sono nate nuove formazioni che si sono rifatte al periodo d’oro del genere, riproponendo all’interno delle loro opere i suoi elementi caratterizzanti, molto spesso rivisitati in chiave più moderna.

Tutto ciò ha rimesso in moto un ampio movimento di appassionati, formato sia da persone più in là con gli anni, allettate da questa rinascita del loro genere preferito, sia da persone più giovani, che scoprivano per la prima volta un mondo a loro sconosciuto fino a poco tempo prima.

La lettura mi ha poi illuminato su un’ulteriore caratteristica del fenomeno, perché nella mia “ignoranza” in materia pensavo che il rock progressivo fosse un fenomeno a matrice prevalentemente britannica.

Invece ho scoperto che, dopo essersi originato in Gran Bretagna, questo movimento si è poi espanso in altre nazioni europee, sopratutto in Germania, Francia ed Italia. La nostra scena progressive, in particolare, si è sempre mostrata molto ricettiva, con gruppi quali Premiata Forneria Marconi, Le Orme ed il Banco del Mutuo Soccorso a fare da capifila.

La Premiata Forneria Marconi, più semplicemente PFM, ha raggiunto un buon successo anche all’estero, scrivendo alcuni dischi in inglese ed arrivando a suonare anche in Estremo Oriente.

Un ultimo aspetto caratterizzante che non conoscevo si sono rivelati essere i testi: ritenevo che dei musicisti così intensamente impegnati a trovare la perfezione stilistica e sonora nelle proprie esecuzioni lasciassero in secondo piano l’elemento testuale delle canzoni.

Invece no: i loro testi sono sempre stati elaborati e ricercati, a volte anche più della musica stessa.

Gli autori hanno sempre tratto spunto e ricavato elementi dalla mitologia, dalle grandi opere letterarie e teatrali, dagli eventi storici, creando una miscela tanto esplosiva quanto a volte incomprensibile ad un lettore superficiale, piena com’era di figure retoriche, ricercatezze, archetipi letterari e riferimenti alla fantascienza, al fantasy ed alla religione.

Con questa mia breve trattazione, spero di essere riuscito a mostrare quanto può essere vasto un nuovo mondo quando si decide di cominciare a conoscerlo meglio ed a spingere altre persone a fare quello che ho fatto io, cioè documentarsi ed imparare cose nuove, arricchendosi interiormente.

Dirò delle cose magari scontate, ma è proprio vero che non si finisce mai di imparare e che la cosa peggiore è sedersi sui propri “penso sia così”, “non conosco bene, ma immagino che possa essere così”.

Come dicevano i Kiss: “La musica è come il cibo, se ne conosci/ascolti un solo genere, poi rischi di morire di fame”.

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