Esercizi di stile.

Stasera vorrei proporre un mio personalissimo esercizio di stile.

5 cover. Non necessariamente le più belle che siano state eseguite.

5 cover. Quelle che, per un motivo o per un altro, hanno lasciato un segno nella mia vita.

Di seguito l’elenco: non è una classifica, badate bene. L’ordine conta fino ad un certo punto. Inizia la rassegna.

  1. Aretha Franklin, “Jumpin’ Jack Flash” (Rolling Stones): “la Divina che canta gli Dei del rock”, questa potrebbe essere una buona ed efficace sintesi. La Franklin prende il classico degli Stones e, se possibile, lo eleva ad ancora maggiore grandezza, portando in dote la sua voce soul, che contribuisce a smussarne le spigolosità e lo rende più spirituale, senza che perda in ritmo ed incisività. Dimensione gospel, introduzione di basso, sottofondo di pianoforte, anima che ruggisce.
  2. Stevie Ray Vaughan, “Little Wing” (Jimi Hendrix): un fuoriclasse che ne omaggia un altro. Questa cover certifica che Stevie appartiene all’Olimpo: non canta, ma lascia che sia esclusivamente la sua chitarra a parlare all’anima di noi tutti. Impostazione e sonorità tipicamente blues, abbinate ad una pulizia sonora ed a una tecnica eccezionali, che renderebbero fiero lo stesso Jimi. Qualità eccelsa e nutrimento per lo spirito, con viaggi mentali assicurati.
  3. Red Hot Chili Peppers, “Higher Ground” (Stevie Wonder): una delle pietre miliari della discografia del Mito, reinterpretata da quattro sbarbatelli senza paura, che le danno un tocco di freschezza, accentuandone il groove e la componente funky. Spensieratezza, con quel tocco di arroganza che non guasta. Un’esplosione di colori e sensazioni, con un finale in crescendo.
  4. Metallica, “Whiskey in the Jar” (Thin Lizzy): lo storico gruppo trash metal riesce a trasformare completamente questa canzone, infondendole energia, carica ed esplosività. L’impatto del pezzo cambia radicalmente, la velocità raddoppia e l’ascoltatore perde i punti di riferimento che la rassicurante e melodiosa versione dei Thin Lizzy gli aveva dato. Ideale per un’iniezione di autostima e per tirare fuori tutto quello che si ha dentro, senza però distruggere tutto, come accade nel video.
  5. Guns ‘n Roses, “Knockin’ on Heaven’s Door” (Bob Dylan): anche qui siamo in presenza di un classico, l’opera di una delle personalità più influenti degli ultimi 50 anni. I Guns prendono questa canzone e la rendono una ballata rock nel loro più classico stile, con la chitarra elettrica che sostituisce l’acustica, la batteria che si irrobustisce ed un’interpretazione più grezza e selvaggia. Brividi assicurati, sia da una parte che dall’altra.

Finisce qui una cavalcata appassionante tra generi ed interpretazioni diverse, con grandi personalità che hanno fatto e stanno facendo la storia della Musica.

Dato che mi sono molto divertito in questo esercizio, non è detto che l’esperimento resti isolato. L’ispirazione può tornare in qualunque momento, quindi, come si dice in questi casi, “Stay tuned!”.

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