Un anno senza B. B. King

Già un anno è passato. Già un anno senza B. B. King.

Uno che ha fieramente portato la bandiera del blues fino alla fine, celebrandone la grandezza con un’ anima ed un cuore fuori dall’umana comprensione.

La sua espressione affettuosa e bonaria ha accompagnato più di una generazione nel suo percorso di avvicinamento e comprensione di un genere musicale indubbiamente non per tutti.

Suoni caldi, raffinati, eleganti. Questa era l’essenza della sua tecnica.

Ogni volta che si ascolta una sua canzone, si viene letteralmente pervasi da una sensazione di calore, che parte dal cuore e poi si diffonde al resto del corpo.

Se il blues è la musica dell’anima, pochi hanno realizzato più pienamente di B. B. King questa definizione: per capirlo,  è sufficiente osservare il modo in cui il suo volto si trasfigura mentre suona, il modo in cui si unisce spiritualmente alla sua chitarra, che gli ha fatto da fedele compagna per l’intera vita artistica.

Lucille, la sua chitarra. Si dice che questo nome di battesimo sia legato ad un episodio particolare della vita del grande blues man.

Egli infatti si trovava all’interno di un piccolo locale per esibirsi in un concerto. Dato che faceva molto freddo e che non c’erano riscaldamenti, si pensò di piazzare al centro della sala da ballo un contenitore pieno di kerosene e di accenderlo, pratica piuttosto diffusa all’epoca.

Ad un certo punto, due uomini cominciarono a litigare tra loro, rovesciando il barile: il locale cominciò quindi a prendere fuoco, costringendo gli astanti a scappare fuori.

Una volta all’esterno, B. B. King si accorse di aver lasciato dentro il suo strumento e si precipitò di nuovo all’interno per recuperarla, rischiando la vita.

Fortunatamente ci riuscì, venendo poi a scoprire che i due uomini avevano litigato per una donna di nome Lucille. Per ricordare l’avvenimento, decise di chiamare in questo modo la sua chitarra.

Episodi di contorno a parte, è indubbio che King sia una delle maggiori personalità della storia del blues, che ne ha permesso l’evoluzione e la diffusione.

Questa sua grandezza ed importanza assume ancor maggiore rilevanza se pensiamo a tutti gli artisti con cui ha collaborato e suonato: farne un elenco esaustivo, che renda giustizia a tutti, implicherebbe scrivere un altro articolo.

È sufficiente pensare che tutte le nuove generazioni di blues men che si sono ispirati a lui ed hanno cominciato a suonare dopo averlo ascoltato lo hanno considerato, a seconda delle età, come un padre o un nonno affettuoso, sempre pronto a distribuire sorrisi e calde raccomandazioni.

Quello che a mio parere ci resta di lui più di tutto è il suo stile inconfondibile, elegante e raffinato fino alla regalità, fatto di tocchi delicati, senza mai un virtuosismo di troppo o un’esagerazione.

Credo che tutto questo fosse legato sia al grande rispetto che lui sentiva per il proprio strumento che alla volontà di toccare le corde dell’anima di ciascuno in profondità con la sola forza della purezza.

Grazie per averlo fatto, B. B. King.

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