La musica ci cerca.

Paul McCartney racconta che una mattina si è svegliato con l’intera melodia di “Yesterday” nella testa e che, stupito di questo fatto, l’ha subito fatta sentire agli altri componenti dei Beatles, per capire se fosse già stata scritta da qualcuno.

Keith Richards racconta di essersi addormentato davanti al registratore acceso dopo aver strimpellato con la chitarra acustica e di aver ascoltato la mattina seguente il riff di “Satisfaction” inciso sul nastro.

Non possono essere episodi casuali. Non possono essere coincidenze.

Sono davvero convinto che la musica cerchi le persone ed abbia la facoltà di rendersi presente nelle loro menti, di raggiungerle ovunque essere si trovino.

Presupposti principali di questa straordinaria comunicazione non possono che essere l’amore e la passione: se le dimostriamo affetto, la musica ricambia il favore, proponendosi a noi nel modo più splendido e luminoso possibile.

Non è un caso che in entrambi i brevi episodi raccontati qui sopra il contatto magico sia avvenuto nei sogni: quando sogniamo, la nostra mente è libera da vincoli, può proiettarsi verso l’infinito e liberare tutte le proprie potenzialità.

Nei sogni, poi, si riflettono spesso le nostre paure, le nostre aspettative sulla vita ed i nostri desideri: non esiste quindi luogo più adatto di loro per la manifestazione della musica.

Certo, alla base di tutto ci deve essere una mente ben predisposta, illuminata per così dire, che sia in grado sintonizzarsi sulle misteriose lunghezze d’onda attraverso le quali la musica comunica con le persone.

Resta il fatto che esiste un canale di passaggio.

Se volessimo dunque completare quanto affermato dal maestro Bosso durante il suo intervento al Festival di Sanremo, potremmo dire che “la musica è anche sogno”.

La tecnica, lo studio, l’applicazione e l’impegno sono fattori determinanti per il successo di una carriera: però esiste anche una componente per così dire “immateriale”, cui pochi privilegiati possono accedere.

Questa seconda componente, secondo me, è quella che indubbiamente fa la maggior differenza: creare le condizioni per un contatto “metafisico” con la musica porta verso la bellezza assoluta, verso un’ideale di estetica pienamente realizzato e compiuto.

La mia esperienza personale non fa che confermare quanto detto fino ad ora, perché non c’è mattina in cui non mi svegli con una certa melodia nella testa. Peccato che fino ad ora si è trattato di canzoni già scritte da altri!

Prima di addormentarci, dunque, pensiamo intensamente alla musica. Non si può mai sapere cosa potrà succedere nei nostri sogni.

 

 

 

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