Michael Jackson: la celebrazione del talento

Questa sera è mia intenzione fare un piccolo omaggio ad una delle personalità più talentuose che la musica abbia mai conosciuto.

Il contributo e l’eredità che Michael Jackson ci ha lasciato sono inestimabili e non possono essere ignorate.

Ho sempre avuto una stima incredibile per tutto quello che ha fatto in ambito artistico e considero molti dei suoi dischi degli autentici capolavori, nonostante non sia un artista direttamente classificabile nel genere rock.

Michael, fin dal suo prorompente avvento nel mondo della musica, ha rivoluzionato il modo di cantare, ballare, comporre e presentarsi al pubblico.

La sua musica è sempre stata caratterizzata da un mix di diversi generi, dal soul al rhythm ‘n blues, dalla disco music al pop rock, molte volte eseguendo contaminazioni all’interno dello stesso pezzo.

Innegabili sono i suoi legami con la musica nera: i due nomi che mi vengono subito alla mente sono Stevie Wonder (non a caso uno dei produttori di “Off the Wall”) e James Brown (delle cui canzoni eseguiva cover in tenera età).

Con il primo condivide l’eccezionale talento e la precocità, con il secondo le movenze.

Jackson ha dimostrato da subito di essere un fenomeno, sia nel ballo che nel canto: queste sue doti fuori dal comune sono state coltivate in famiglia, talvolta a costo di enormi sacrifici e rinunce.

La sua carriera musicale si è infatti avviata all’interno del gruppo dei “Jackson 5”, in cui cantava con i fratelli, per poi librarsi verso l’empireo come solista.

Decisiva per questo salto è stata indubbiamente la collaborazione con il celeberrimo produttore Quincey Jones, che ha accompagnato Michael nei suoi primi dischi, a partire da “Off the Wall”: si parla di una delle coppie creative di maggior successo della storia, un sodalizio che ha portato a successi intramontabili ed ha lasciato un segno indelebile.

Due sono a mio parere gli elementi caratterizzanti del fenomeno Jackson: il primo è lo stile di ballo, il suo modo di muoversi sul palco, fatto di passi di danza mai visti prima (uno su tutti il “moonwalk”), che ha generato centinaia di imitatori.

Il secondo elemento sono i video musicali, per i quali ha speso cifre astronomiche e reclutato grandi registi (Landis, Scorsese): alcuni di essi, quelli più celebri, sono dei veri e propri cortometraggi.

Attraverso di essi, Jackson ha creato un nuovo modo di porsi dell’artista, una nuova forma di comunicazione globale dell’arte.

Egli sapeva destreggiarsi egregiamente sia nei pezzi più veloci e ritmati che nelle ballate più dolci, segno di una versatilità fuori dal comune: il tutto unito ad un’incredibile estensione vocale, che gli permetteva di cantare qualsiasi cosa.

Molti sono i pezzi a cui sono affezionato: quello su cui cade il mio maggior apprezzamento è “Beat it”, forse per la contaminazione tra rock e pop che lo caratterizza (celebre è l’assolo di chitarra di Eddie Van Halen al suo interno).

Credo semplicemente che, se una persona ama la musica, non può non amare Michael Jackson, un artista che ci ha regalato immortali dimostrazioni di talento, esplosioni di energia pura e spettacoli indimenticabili.

Dobbiamo solo ringraziare per questo dono inestimabile.

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