Gilmour: 70 anni di genio.

Dopo Eric Clapton, un altro genio della 6 corde raggiunge oggi le 70 primavere.

David Gilmour, storico chitarrista dei leggendari Pink Floyd, è nato infatti il 6 marzo 1946.

Reclutato originariamente dalla band per fare da secondo a Syd Barrett, assunse ben presto il ruolo di lead guitar, a causa dei noti problemi di dipendenza dalle droghe del “diamante pazzo”, così accentuati da non permettergli di reggersi in piedi.

Gilmour, fin dai suoi primi passi nei Pink Floyd, contribuì a definirne ed a caratterizzarne il suono, rendendolo immortale.

Il suono, proprio quello. Credo che la caratteristica più importante dello stile di David sia il suono che è riuscito e riesce tuttora a produrre attraverso la sua fidata Fender.

Limpido, pulito, ben definito: credo siano questi gli aggettivi maggiormente adatti a descriverlo.

In ogni assolo del grande chitarrista è possibile udire e percepire distintamente ciascuna delle note che vengono emesse dal suo strumento: la velocità di esecuzione non ne è certamente il marchio di fabbrica.

Non per niente l’impostazione di Gilmour è prettamente blues, distinguendosi per il frequente utilizzo della tecnica del bending, che consiste nel tirare verso l’alto o verso il basso la corda che si è appena suonata, attraverso la punta del dito che si è usato per schiacciare il tasto.

Ciò crea un interessante effetto, che porta all’accostamento quasi immediato di due sonorità, la seconda più acuta o più bassa della prima, per esprimere una sensazione di aggressività o di disperazione.

Per quel che mi riguarda, sono profondamente legato a due esecuzioni in particolare di David: quella di “Shine on you crazy diamond” e quella di “Confortably numb”, che mi fanno dimenticare tutto il resto ogni volta che le ascolto.

È molto difficile descrivere a parole il tumulto che generano in me: si tratta di un insieme variegato di sensazioni, attraverso le quali il mio cuore spazia senza soluzione di continuità.

Ritengo che pochi chitarristi al mondo siano in grado come lui di portare l’ascoltatore direttamente al centro del messaggio di una canzone, trasmettendoglielo attraverso la purezza e la raffinatezza delle note.

David è in grado di creare un’atmosfera di pathos, aspettativa ed attesa, che poi si sviluppa passando attraverso tutta la gamma delle emozioni umane: lo struggimento, la malinconia, l’ansia e la serenità.

Non ho parlato di gioia perché a mio parere le canzoni dei Pink Floyd hanno sempre esplorato e scandagliato la parte più oscura e problematica dell’animo umano, per coglierne le radici e le contraddizioni, rendendole visibili ed interpretabili a tutti.

Posso dire che David Gilmour è senza dubbio uno dei miei chitarristi preferiti di ogni tempo, che ha fatto della raffinatezza e della qualità la sua principale cifra stilistica.

Non è da tutti, anzi è davvero per eletti, saper creare un’atmosfera unica con relativamente poche note: è proprio il caso di dire che la quantità non è sinonimo di qualità.

Grazie davvero, David.

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