Buon compleanno Kurt.

Oggi, 20 febbraio, Kurt Cobain, storica voce dei Nirvana, avrebbe compiuto 49 anni.

La sua fiamma si è spenta troppo presto, a soli 27 anni ed in modo a quanto pare molto tragico.

Io l’ho sempre considerato una rockstar atipica, forse per i maglioni larghi che indossava, forse per le sembianze angeliche, date dai lunghi capelli biondi e gli occhi azzurri, forse per quella sua aria un po’ timida ed indifesa che talvolta mostrava sul palco.

Eppure è entrato nel mito. Lo ha fatto senza essere un chitarrista tecnicamente eccelso e senza avere  una voce straordinaria: con le sue canzoni è stato però capace di dare voce ad un’intera generazione, alle sue frustrazioni, ai suoi problemi ed alle sue gioie quotidiane.

Questa non è una cosa da poco: “Smells like teen spirit”, canzone simbolo diventata inno generazionale, ha dato forma ad un nuovo genere musicale, il grunge, nato come sotto-categoria dell’alternative rock, genere che ha portato nuovi stimoli e nuova linfa ai giovani degli anni ’90, facendoli uscire dall’apatia che a volte li tormentava.

Kurt ed il suo gruppo divennero dei punti di riferimento, una stella polare in cui riconoscersi, che si faceva portavoce di un messaggio immediatamente condivisibile.

Devo ammettere che, ad esclusione della batteria di Dave Grohl, non ho mai considerato i Nirvana una grandissima band dal punto di vista strettamente tecnico: in quegli anni, infatti, realtà come Pearl Jam, Soundgarden, Alice in Chains e Stone Temple Pilots hanno a mio parere mostrato qualcosa in più.

Resta il fatto che pochi gruppi nella storia della musica hanno saputo portare una ventata di rivoluzione paragonabile a quella dei Nirvana nei primi anni ’90: se devo fare un paragone, penso ai Sex Pistols alla fine degli anni ’70.

L’impatto di questa band sul mondo della cultura é visibile ancora oggi, perché anche le nuove generazioni, al netto dei fenomeni più “modaioli”, ne studiano il messaggio e lo fanno proprio, interpretandolo attraverso lo spirito dell’epoca attuale.

Purtroppo Kurt, se è riuscito a salvare ed a risvegliare con la propria musica e le proprie parole un’intera generazione, non è riuscito a salvare sé stesso.

La dipendenza dalla droga ed il peso insostenibile della fama lo hanno schiacciato, costringendolo al suicidio, secondo la versione comunemente accettata.

La sua prematura morte lo ha definitivamente fatto entrare nel mito, come dicevo all’inizio dell’articolo.

Questo é un peccato, perché credo che nel mito ci sarebbe entrato comunque, ma molti anni dopo quel maledetto 1994.

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