The Doors: light my fire.

Ho appena finito di leggere un’opera biografica sui Doors e mi preme raccontare ciò di cui mi ha arricchito.

Poche band hanno lasciato nei cuori delle persone un’eredità di più vasta portata della loro: un carico di sensazioni, percezioni e stati d’animo che potrebbe bastare per due intere vite.

Il numero di persone che ogni giorno si aggiunge a quelle che già si abbeverano a questa fonte è impressionante: le nuove generazioni intuiscono ancora la grandezza del contributo dei quattro musicisti americani alla storia della musica.

I Doors nacquero praticamente su una spiaggia, dall’incontro tra Ray Manzareck, organista che cercava un cantante per il suo gruppo, e Jim Morrison, che cercava un gruppo in cui cantare.

L’intesa fu immediata e, quando Ray chiese a Jim “Come ci vogliamo chiamare?”, questi rispose immediatamente “The Doors, perché saremo delle porte che apriranno le menti alla percezione, facendole arrivare alla conoscenza”.

Il gruppo conteneva in sè un mix variegato di influenze, che ne fece la fortuna: un’anima blues, una base ritmica jazz e dei testi estremamente poetici.

Ray, John e Robby erano i catalizzatori di emozioni attraverso cui Jim comunicava la propria visione della vita e delle cose.

Molte canzoni dei Doors sono delle poesie messe in musica: è nota infatti la passione sconfinata di Morrison per la poesia, oltre che per la cinematografia.

Jim era un vero e proprio animale da palcoscenico, fatto per stare a contatto con il pubblico: celebri sono le sue pantomime, dalla “camminata sulla corda” ai finti svenimenti, dalle letture di racconti e poesia ai gesti di ribellione e sfida all’autorità.

Celebre è stato purtroppo anche il suo stile di vita, fatto di un’attrazione sconfinata per l’alcol, condita da un uso pesante di droghe, che a volte ha condizionato l’attività del gruppo, portando ad annullamenti di concerti e ad interminabili sedute in sala di registrazione.

Le dipendenze di Morrison costringevano gli altri membri a stare sempre sul filo del rasoio, sperando che fosse abbastanza sobrio per cantare ed esibirsi.

Nonostante questi ostacoli, la produzione della band è stata notevole: i loro cinque album sono stati tutti dischi d’oro e molte canzoni hanno lasciato una traccia indelebile nella mente delle persone.

Ascoltare i Doors è un’esperienza mistica, perché la mente viene ipnotizzata ed inizia a viaggiare in posti lontani: le sensazioni si moltiplicano, i sensi si acuiscono e si arriva ad una consapevolezza mai provata prima.

I quattro membri del gruppo, nelle giornate buone di Jim, trovavano un’alchimia superiore ed erano in grado di offrire una combinazione letale tra melodie e testi, in grado di rapire e lasciare storditi.

Morrison non avrebbe potuto trovare migliori strumenti di veicolazione del proprio messaggio della chitarra di Robby, della batteria di John e dell’organo di Ray.

La morte di Jim ha posto fine prematuramente alla storia della band, che in pochi anni ha cambiato per sempre la storia del rock: forse, chi lo sa, sarebbe finita comunque, perchè Morrison sembrava essere sul punto di mollare tutto quando si trasferì a Parigi.

Quello che resterà per sempre scolpito nei cuori di tutti è il suono unico ed inimitabile creato dai quattro musicisti americani: molti concordano sul fatto che non ci fu niente di melodicamente paragonabile, sia prima che dopo di loro. Non si parla di bravura intrinseca, ma di particolarità del suono, posto che si trattava di talenti purissimi, fatti per creare musica eccezionale.

La loro storia discografica si chiuse, per ironia della sorte, con un album molto simile al primo, diretto, efficace, senza fronzoli, come se il gruppo avesse di colpo ritrovato l’efficacia e la naturalezza originarie, che sembravano essersi un po’ smarrite, anche a causa delle pressioni subite in sala di incisione.

I Doors davano il meglio di sè quando potevano lasciarsi andare con naturalezza e farsi trasportare dalle sensazioni che la musica generava in loro: questa esigenza a volte non veniva purtroppo compresa da chi gli stava vicino e ne curava gli interessi.

Tutto questo però non cambia le cose: i Doors sono stati una delle più grandi rock band che abbiano mai calcato le scene.

Stasera devo quindi dire grazie a Jim, Ray, Robby e John.

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