Just me and my guitar…

“Just me and my guitar” cantava il grandissimo bluesman Freddie King nel 1974…

Vorrei prendere spunto da questa lirica per scrivere un piccolo articolo autobiografico sulla mia modesta esperienza di chitarrista e per raccontare una parte della mia vita che ricordo con tenerezza.

L’avvio è semplice: dato che a sei/sette anni mostravo qualche velleità artistica, imitando i cantanti che vedevo alla TV e facendo un po’ di “air-guitar”, i miei genitori mi chiesero se volessi iscrivermi ad uno dei corsi di musica che il mio Comune stava per aprire. Mi dissero di scegliere autonomamente lo strumento sul quale avrei voluto cimentarmi ed io, senza pensarci troppo, risposi “la chitarra!”.

Fu così che mi ritrovai a dover comprare, o comunque trovare, un “ferro del mestiere” che facesse al caso mio e pensai, con mio padre e mia madre, che la chitarra giocattolo ricevuta in dono dagli zii fosse adatta allo scopo.

Niente di più sbagliato: non dimenticherò mai l’espressione dipinta sul volto del mio maestro di musica quando la vide, un misto di sconcerto e divertimento. “Ci vuole una chitarra seria”, ci disse.

I miei genitori dovettero quindi affrontare una spesa non indifferente per l’epoca, permettendomi così di cominciare a strimpellare: gli inizi non furono assolutamente facili, dato che fui costretto a snaturare il mio essere mancino ed a pizzicare le corde con la mano destra.

A poco a poco, però presi sempre maggiore confidenza e la mia chitarra divenne una buona compagna, con la quale passavo molto del tempo che mi restava dopo la scuola ed i vari impegni da bambino.

Il ricordo che mi fa più sorridere è proprio legato agli inizi. Essendo un bambino piuttosto minuto, quando stavo seduto con la chitarra sulla gamba venivo quasi interamente coperto da essa e le mie piccole mani faticavano e tenere le posizioni e ad estendersi per trovare i tasti più lontani.

Nulla però poté scoraggiarmi: da quei primi tempi io ed il mio strumento preferito ne abbiamo fatta di strada. Ho solo ricordi felici legati ad esso: i compagni di classe che mi guardano con attenzione e mi applaudono, mia madre che canta mentre suono, il mio maestro di musica che vuole portarmi a fare dei saggi anche fuori dal mio piccolo Paese.

I miei genitori erano molto felici perché mi vedevano felice e sorridente: l’unica cosa che non mi andava giù era il fatto di dover studiare teoria e solfeggio, cose sulle quali non applicavo particolarmente perché volevo solamente suonare.

Questo alla lunga si è rivelato un errore, perché, insieme ad altri fattori contingenti, non mi ha permesso di sostenere gli esami di Conservatorio che il mio maestro voleva insistentemente che facessi. Chissà… Se li avessi sostenuti la mia vita ora forse sarebbe diversa, magari insegnerei a suonare ai bimbi, cosa che resta uno dei miei sogni.

Ora non suono più così spesso ed il più delle volte per diletto personale, senza che ci sia qualcuno a sentirmi. Mi dico sempre che devo vincere la pigrizia e riprendere seriamente: credo che prima o poi lo farò, perché si tratta di una parte importante della mia vita.

Oggi dico quindi grazie prima ai miei genitori e poi alla mia chitarra.

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